17 aprile 2011

Un pò di coordinate

Vediamo intanto di presentarci, tanto per dare un'idea di chi sono.
Mi chiamo Claudia, ho 35 anni, vivo a Ravenna e sono mamma di una bimba che, nel momento in cui scrivo, ha compiuto sette mesi e 12 giorni. Da poco più di un anno sono sposata con Sergio e la nascita di Emma, sebbene desiderata, non è stata esattamente programmata. Diciamo che ci è bastato dire "pensa quanto sarebbe bello avere un figlio" che lo stavamo già aspettando. Alla faccia del calo di fertilità dopo i trent'anni.

Prima della nascita di Emma lavoravo a tempo pieno, partecipavo a numerose iniziative legate ai miei interessi come incontri, concerti, presentazioni di libri e via dicendo e uscivo spesso con gli amici: cene, aperitivi, cinema, serate in compagnia.
Da quando è nata Emma faccio la mamma a tempo pieno e sono uscita in tutto due volte, dopo aver cominciato lo svezzamento.
Dire che la mia vita è cambiata è poco. A volte sbircio per strada le persone che non hanno figli, ascolto di passaggio i discorsi che fanno, e mi sembra che appartengano ad un altro pianeta. Eppure, non più tardi di un anno fa ero esattamente come loro.
La mia non è malinconia per ciò che è andato o frustrazione per aver dovuto accantonare momentaneamente una parte di ciò che ero e facevo. Ho scelto consapevolmente di essere mamma in questo modo qui, avrei potuto fare diversamente ma non faceva per me, dunque neanche l'ombra di un rimpianto.
Ma spaesamento sì. Perchè improvvisamente ti ritrovi a mettere da parte molto di quel che eri abituata a pensare di essere, molta parte della tua identità di donna, di moglie, di lavoratrice o di qualunque altra cosa facesse parte del tuo essere TU, per far spazio a questa nuova dimensione, l'essere mamma, che pian piano ti invade fin quasi ad ingurgitarti tutta e ci vorran mesi, anni, credo, prima di integrarla armoniosamente dentro di te.
E' un ruolo che non hai mai giocato, sul quale hai delle aspettative che non sempre si rivelano aderenti alla realtà e sul quale per di più devi imparare a sperimentarti "sulla pelle" di una creatura che ti appare infinitamente fragile, totalmente dipendente da te. Basta questo, credo, a mettere in crisi una persona, a destabilizzarne l'equilibrio acquisito.

Ma in realtà non è neanche questa la sfida più difficile. Per essere mamma nella maniera più aderente alla mia natura ho fatto una serie di scelte. Per esempio, di non utilizzare l'epidurale durante il travaglio, di allattare a richiesta, come si dice oggi; di mettere in discussione l'idea di aderire al programma vaccinale, o di svezzare mia figlia con pappe preparate in casa da me, utilizzando più le mie nozioni di alimentazione naturale che i consigli del pediatra.
Ho scelto insomma di vivere la gravidanza, il parto e la maternità nel modo il più naturale possibile, seguendo i ritmi e i tempi del corpo ed il buon senso, compatibilmente con le mie risorse ed energie.
Quasi tutte scelte in assoluta controtendenza rispetto al mondo in cui viviamo che, diciamocelo, tiene in ben poca considerazione le esigenze delle madri e dei bambini.
Ecco, questa è stata ed è la parte più difficile: dovermi quasi giustificare per aver voluto essere mamma a modo mio, ascoltando me stessa e lasciandomi guidare dai messaggi che la mia bimba mi lancia, senza cercare ricette precostituite.

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