19 aprile 2011

E' arrivata l'ora X...1a parte

E' dall'ecografia del 5° mese, quella morfologica in cui si vedono i bambini nella pancia della mamma come se fossero dei mostriciattoli di plastilina color bronzo, che ho veramente voglia di conoscerla. Già da lì è evidente che ha preso il mio naso e la mia bocca e chissà allora come sarà tutto il resto...ma passano i giorni, io continuo a lievitare settimana dopo settimana e il tanto fatidico momento sembra non arrivare mai.
Nell'ultimo mese non riesco quasi a pensare ad altro: partorirò! Come sarà? Quanto farà male? Quanto durerà? Andrà tutto bene? Riusciremo a farcela con le nostre sole forze o ci toccherà metterci nelle mani dei dottori? Ma ste contrazioni, come si riconoscono? Da cosa si riconoscono??
Scade anche la 40esima settimana, quella in cui teoricamente (appunto, teoricamente, soprattutto se sei al primo figlio) dovresti partorire ma niente di fatto...Emma sta benissimo dove sta e di uscire non se ne parla proprio. Tutte le partecipanti al corso preparto che incontro in giro mi raccontano di fittine e doloretti al basso ventre avvertiti in vari momenti della giornata. Io calma piatta. Mai stata meglio in vita mia (fatta eccezione per la schiena, che con quei bei 23 kg che le ho caricato sopra sta per spezzarsi in due).
Comincio a pensare con amarezza che se proprio la piccoletta non si decide mi toccherà di accettare l'induzione del parto, e già mi sento di perdere completamente potere rispetto a questo grande evento, come se da attrice protagonista diventassi una comparsa...sì, forse la faccio troppo grossa, ma io ci tenevo davvero tanto a fare tutto da sola, senza medici e medicine e facevo bene!
Insomma, a 2 giorni dalla tanto temuta induzione, anzi a 2 notti, mi sveglio di soprassalto trafitta da un dolore alla pancia...saranno queste le contrazioni? Guardo l'orologio, le 3 e qualche minuto. Mi giro, aspetto, e dopo 10 minuti un'altra fitta. Va avanti così fino a mattina, con pause anche di mezz'ora che sembrava che tutto si arrestasse, ma poi arrivava un'altra fitta e via di nuovo con il conteggio dei minuti. Alle 7 vado a fare la pipì e per la prima volta dopo 9 mesi perdo un pò di sangue. E' il segnale che il collo dell'utero comincia a prepararsi. Sveglio Sergio e andiamo in ospedale!
All'inizio va tutto a meraviglia, le contrazioni quando arrivano si sentono e tolgono il fiato, ma appena passano tutto torna a posto; riesco anche a chiacchierare amabilmente con mio marito e il mio ginecologo, che lavorando in ospedale è venuto a seguirmi (benedetto uomo!) personalmente.
Però, c'è un però: il liquido amniotico è di un brutto color rossastro e, nonostante il tracciato continui ad andare benone, si teme per una eventuale sofferenza fetale...Il ginecologo di turno è dalle 8 della mattina, quando ho messo piede in reparto e ho rotto le acque, che mi paventa velatamente l'opportunità di un cesareo: "hai fatto colazione?", io: "no"; e lui: "allora per il momento resta a stomaco vuoto...", ma io guardo Sergio che mi tiene la mano ed è emozionato quanto me e gli dico che la nostra Emmina sta bene, sono sicura, me lo sento.
"Mi sono consultato con gli altri colleghi di turno e abbiamo pensato che è più prudente ridurre i tempi del travaglio aiutandola con l'ossitocina" è l'ultima proposta. E va bene, volevo fare tutto da sola, ma se in ballo ci sono rischi per Emma vada per l'ossitocina. In fondo, che sarà mai? Le ultime parole famose...
Ci trasferiamo in sala parto e mi attaccano, oltre all'inseparabile macchina per il tracciato, anche la flebo con l'ossitocina, all'inizio poche gocce, ma ogni mezz'ora si aumenta la dose. E' ormai mezzogiorno, fino a quel momento tutto bene, da quel momento comincia il delirio! La durata e l'intensità delle contrazioni vanno assolutamente fuori controllo, io provo tutte le posizioni possibili e immaginabili ma niente mi da sollievo. La cosa in assoluto peggiore consiste nell'annullamento delle pause: tra una contrazione e l'altra il dolore diminuisce leggermente ma resta ad un livello da tortura. Vi sembrerà esagerato ma io mi son sentita proprio così: torturata! Del travaglio, dal trasferimento in sala parto in poi ho pochi ricordi: vivi una condizione che non è di incoscienza (magari!!) ma neanche di lucidità. Ricordo solo il dolore insopportabile (eppure l'ho sopportato), un caldo boia che ho sudato l'impossibile e l'ostetrica che mi diceva: "va tutto bene, sei brava, sei brava...". Nel delirio più totale quelle parole erano come un balsamo...allora non sto morendo (perchè è questo quello che pensi), deve andare così, va tutto bene...e riesci a continuare a sopportare. Ad un certo punto il mio ginecologo mi dice che se voglio la peridurale quello è il momento. Io, pur essendo contraria ad utilizzarla, il percorso per poterne eventualmente usufruire l'avevo fatto comunque, che non ho mica mai partorito e che ne so di quanto male fa e quanto ne riesco a sopportare...giuro che in quel momento, nonostante tutte le mie convinzioni naturaliste sul parto, se avessi avuto voce per parlare altro che peridurale, avrei voluto la generale, il cesareo!! Non ne potevo più. Per fortuna invece, la forza per parlare mi faceva difetto, tutte le energie che avevo mi servivano per resistere e tutti hanno evidentemente interpretato il mio silenzio come un "no, niente anestesia, grazie".
Dopo 5 ore di quell'inferno finalmente mi dicono che è il momento di spingere: so che c'ho messo mezz'oretta, ma a me a quel punto è sembrato niente. Ad un certo punto, un bruciore pazzesco e poi, come per magia, più niente...Emma è nata! Pochi istanti e ce l'ho tra le braccia, appoggiata sul ventre ma finalmente fuori dal mio ventre, è viva e sta bene. E tutto il resto non conta più NIENTE.

Nessun commento: