24 aprile 2011

Ma ai bambini bisogna davvero insegnare a dormire?

Una riflessione che mi viene spontanea in questo momento, perchè ho appena addormentato la mia cucciola per il suo pisolino pre pranzo e ci ho messo 5 minuti scarsi e senza che lei emettesse un lamento, non dico un pianto, ma neanche un lamento (non va sempre così grassa, ogni tanto sgambetta per qualche minuto ed emette qualche gemito prima di crollare come un sasso per un'ora e mezza. Direi niente di drammatico comunque).
Avete mai letto il libro "Fate la nanna"?, che risulta tra i testi più venduti ai neogenitori (ma spero ardentemente che non sia anche tra i più utilizzati), infatti anch'io, fresca di parto, mi sono affrettata a comprarlo su consiglio di una cara amica, che di certo me l'ha suggerito animata dalle migliori intenzioni. Beh, se mi leggi non ti offendere, ma ho veramente elaborato una PESSIMA opinione di quel testo.
La tesi di base è che I BAMBINI NON SANNO FARE A DORMIRE e i genitori dovrebbero insegnarglielo applicando il sistema che viene suggerito dagli autori - che dai metodi che suggeriscono pare abbiano maturato la loro esperienza nei lager nazisti o in centri di addestramento alla tortura.
Lo scopo consiste nel fare in modo che il bambino si addormenti DA SOLO senza il conforto di una carezza, della presenza della mamma o di qualunque figura rassicurante, ma grazie alle sue sole risorse e accompagnato da qualche pupazzetto, ciuccetto o altri oggetti che possano restare nel suo lettino tutta la notte (a differenza della mamma o del papà, che ovviamente ad un certo punto è gioco che possano andare a riposarsi nel proprio letto).
Per raggiungere questo obiettivo la strategia è presto detta: si prepara il bimbo per la nanna, lo si appoggia nella sua culletta o lettino (non importa l'età del bambino, il metodo viene suggerito dal primo giorno di vita in avanti), gli si fa presente che insieme a lui restano tutti i suoi giochetti e ciuccetti vari (ma un bambino di pochi giorni/mesi che se ne deve fare dei pupazzi? e i ciucci sparsi per la culla? mica è in grado di prenderli e metterseli in bocca da solo! bah!), gli si da la buonanotte e si esce dalla sua stanza spegnendo la luce.
Ora, cosa vi immaginate che cominci a fare il povero pargolo abbandonato a se stesso e alle sue risorse (non ci vuole uno psicologo, basta il buon senso per capire che un neonato di pochi giorni ma anche di pochi mesi, ancora non comprende la separazione tra sè e la madre, quali razza di risorse volete che abbia per addormentarsi da solo se non la forza della disperazione?)?
Chiaramente, se non ha già cominciato a piangere appena l'avete lasciato nel lettino (la mia lo faceva appena sfiorava il lenzuolo!) comincerà nel giro di pochi secondi. E qui comincia il gioco sadico che gli autori vi suggeriscono di condurre con quella povera vittima di vostro figlio: a distanza di circa 5 o 10 minuti (il libro impone uno schema di intervalli con durata crescente) voi dovreste rientrare nella camera del piccolo in lacrime, rassicurarlo a parole, dicendogli frasi del tipo "lo so che ora sei arrabbiato, ma la mamma e il papà ti vogliono TANTO BENE e stanno cercando di insegnarti a dormire, adesso dormi che noi torniamo di là", evitando di toccarlo, accarezzarlo, o fare qualunque gesto di conforto (altrimenti la piccola canaglia - è questa l'opinione che hanno dei bambini gli autori - farà di tutto per "circuirvi" e costringervi a fare quello che lui vuole, e cioè fare in modo che vi occupiate di lui!) e poi tornare a conteggiare altri 10 minuti prima di farvi nuovamente vedere dal piccoletto, ormai in preda ad un attacco isterico. Ora, per fortuna almeno che i neonati non capiscono il senso delle parole che diciamo ma solo il tono e non sono in grado di parlare, perchè altrimenti ci si aspetterebbe che rispondessero: "ah sì, lo stai facendo perchè mi vuoi tanto bene? Per fortuna! Pensa cosa saresti capace di fare se mi odiassi!". Nel libro si parla anche di bambini che arrivano a vomitare (l'autore parla di "indursi il vomito", come se fosse un mezzuccio che il bambino escogita per attirare l'attenzione dei genitori e costringerli a prenderlo in braccio...), io dico dalla disperazione e come gesto estremo di manifestazione del disagio profondo e del senso di abbandono che devono provare.
Tutta questa scena va messa in atto fino a che il bambino non si addormenta (o cade stremato nel suo lettino, che è un pò diverso dall'abbandonarsi al sonno) mediamente due ore dopo, dicono gli autori e va ripetuta ogni volta che il bambino si risveglia o ogni volta che viene messo a letto, chessò, per il pisolino pomeridiano.
Inutile dire che non mi è mai passato neanche per l'anticamera del cervello di compiere una simile barbarie sulla pelle di Emma. Devo dire che la mia piccoletta ha teso fin da subito a dormire abbastanza a lungo di notte, da mezzanotte alle 5, 5 e 30 nel primo mese, poi via crescendo fino alle 7-8 ore a 4 mesi, per arrivare alle 11 ore circa ora che di mesi sta per compierne 8. In compenso io e mio marito facevamo le botte per addormentarla e non ha mai dormito un solo minuto durante il giorno fino ad almeno 3 mesi, tranne che non venisse tenuta in braccio, perchè alla sola idea di farle sfiorare la carrozzina o la culletta si svegliava urlante. Non che non avesse sonno, anzi: piangeva come un'aquila dal sonno, ma non era capace di lasciarsi andare, va te a sapere quale angoscia la tormentava, fatto sta che non c'era pezza, lei si calmava solo stando in braccio (quando si calmava...).
Leggi i libri e ti dicono che i bambini si devono abituare a dormire da soli fin da subito, se no poi quando peseranno 10 chili me lo dici come farai ad addormentarli in braccio (...). In più, tutti gli adulti che ti circondano, ogni volta che ti vedono prendere in braccio la bimba perchè piange ti rimproverano sotto i baffi: "così la vizi...". Non è niente facile decidere in quelle situazioni con la propria testa, anche perchè non è che uno nasca imparato, fare la mamma (o il babbo) è in assoluto la cosa che ti fa sentire più impreparato e inadeguato del mondo, soprattutto all'inizio.
Per fortuna, sia io che mio marito siamo riusciti ad ascoltare quella vocina interiore che, se tacitiamo tutti i consigli non richiesti provenienti dall'esterno, ognuno di noi possiede dentro di sè e abbiamo sempre fatto di testa nostra. Il che significa tenerla in braccio tutte le volte che piangeva e addormentarla cullandola (e facendo il solco nel pavimento della sala a forza di andare su e giù). Io SENTIVO (niente di scientifico o statistico, per l'appunto, "solo" la mia voce interiore) che Emma aveva bisogno di essere confortata, che si sentiva sola senza il nostro abbraccio e che per lei era una NECESSITA' esattamente come la tetta per mangiare e per bere. Come tutte le necessità, mi ripetevo, una volta che fosse stata soddisfatta non ne avrebbe avuto più bisogno e sarebbe riuscita a fare da sè. Ma non è stato facile far prevalere la mia voce interiore con tutto quel frastuono di opinioni la fuori!
Eppure è stata la cosa giusta: a 4 mesi Emma dormiva fino a mattina senza mai svegliarsi, neanche per mangiare (anche su questo avrei da dire, ma mi riservo un prossimo post) e durante il giorno faceva un paio di pisolini a spasso nel passeggino. Da quando ha 6 mesi la metto a letto attorno alle 21, le tengo una mano sul petto per confortarla con la mia presenza e nel giro di 10 minuti dorme come un angelo nel suo lettino e si risveglia da sola alle 7 o alle 8 della mattina dopo, oltre a dormire circa tre ore durante il giorno, in due pisolini prima e dopo pranzo.
Ecco il punto a cui volevo arrivare con questo post: mamme, papà, ascoltatevi! Certo che siete inesperti, certo che vi sentite inadeguati, ma fidatevi di voi stessi comunque. Solo voi sapete cosa è meglio per il vostro bambino. Nessun libro può conoscere il vostro piccolo meglio di quanto non sarete in grado di conoscerlo voi, nessun "esperto" potrà mai darvi una ricetta preconfezionata per farlo felice. Fidatevi anche del vostro bambino: lui vi parla (piangendo, sorridendo, giocando) e chiede solo di essere ascoltato. Non vi basterà una volta per capirlo, ma il desiderio di riuscirci farà emergere la vostra capacità di farcela, presto o tardi. Siete perfettamente dotati per fare i papà e le mamme, lasciate che gli altri parlino, giudichino, insegnino: quel figlio è vostro, l'avete fatto voi e nessun altro ha un legame così unico con lui come voi. E quel legame, insieme all'amore che lo contraddistingue, è tutto ciò che vi serve per imparare a diventare i migliori genitori che vostro figlio possa sperare di avere. Farete un mucchio di sbagli (e perchè, non ne fanno quei genitori che si affidano unicamente ai libri, ai pediatri, ai maghi o a chiunque altro che non sia la propria vocina interiore?) ma non c'è possibilità di non farne e, per di più, vostro figlio non ha bisogno di genitori perfetti, infallibili, che crescendo genererebbero in lui solo ansia da prestazione!
Per me non è stato niente facile superare i primi tre mesi, tenerla in braccio tutto quel tempo, andare su e giù con lei in braccio che a volte piangeva nonostante tutti i nostri sforzi per consolarla (ma anche qui, la vocina mi diceva che piangere in braccio a noi era meglio che da sola nella sua culla), ma non credo nemmeno che sia facile applicare i metodi che ho descritto sopra (senza contare il trauma che si infligge a quel povero cristo), quindi, fatica per fatica, non è meglio fare quella che ci suggerisce il cuore, piuttosto che l'ultimo best seller?

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