16 aprile 2011

Perchè questo blog

Immaginate come vi sentireste svegliandovi una mattina nel vostro letto, tutto sembra esattamente identico a quando vi siete addormentati la sera precedente: i vestiti che vi siete tolti appoggiati sulla sedia, la sveglia che ticchetta sul comodino, accanto all'ultimo libro del vostro autore preferito, che amate leggere prima di addormentarvi.
Tutto meno un particolare: dal vostro polso penzola una catenella d'acciaio, alla cui estremità è agganciata una valigetta piena di un potente esplosivo, capace di far saltare in aria voi e tutta la vostra bella cameretta. Non farla scoppiare è una vostra resposabilità, il futuro della valigetta è solo nelle vostre mani, dipende interamente da voi. Nessuno vi ha spiegato quali cautele vadano adottate per conservarne l'integrità: potrete andare a lavarvi la faccia senza rischiare di far esplodere l'intero condominio? E per vestirsi, come si fa con quel fardello attaccato al braccio? Non vi sentite minimamente preparati a far fornte alla situazione, eppure...eppure ci siete voi e solo voi ad occuparvene, questa è la realtà.

Ok, ok, forse potrà sembrare un pò cinico paragonare la MERAVIGLIOSA condizione di neo mamme alla scenetta descritta qui sopra ma mi sono chiesta molte volte come trasmettere a qualcuno che mamma ancora non è o che non potrà mai esserlo (in quanto uomo!) il brusco cambio di vita, il rimescolamento dell'identità, il profondo senso di responsabilità (diciamocelo, a volte anche un pò schiacciante) che una donna sperimenta diventando madre.
Perchè per quanti corsi preparto, libri sull'attesa e sulla puericultura e consigli di esperti e familiari una possa aver ingurgitato nei nove mesi di gravidanza, non c'è niente, e dico niente che possa prepararla al terremoto materiale ed emotivo che porta l'arrivo di un figlio.

Ed è proprio così che in un certo senso ho vissuto io l'arrivo di Emma, la mia adorata bimba: un momento prima non c'era, o meglio era nascosta nella mia pancia, ed ero "quasi" la stessa Claudia di sempre, con le sue passioni, le sue priorità, le sue abitudini, i suoi gusti, insomma, così come siete anche voi, come vi conoscete da una vita. E un attimo dopo (o meglio dopo 13 ore di travaglio!) lei era lì, con tutta la sua disarmante alterità, con tutta la sua fragilissima ma tangibilissima presenza, a ricordarmi che non ero più quella di prima, che non lo sarei mai più stata in quei termini, perchè ero diventata madre, sua madre.

Ecco perchè questo blog, perchè ho scoperto sulla mia pelle che, se riesci a metterti in gioco, un figlio ti permette di compiere un viaggio alla scoperta di te stessa, forse il viaggio più profondo mai sperimentato, durante il quale emergeranno sentimenti d'amore di un'enormità sconvolgente, picchi di gioia e commozione totalmente inaspettati, ma anche paure nascoste, inguardabili, malinconie struggenti ed inquietanti, sconfinate solitudini.
E allora hai bisogno di farla emergere tutta questa materia che ti scoppia dentro, altrimenti soffochi, forse rischi di ammalarti.
E poi pensi che di certo non sei l'unica a sentirsi così, che ci sono altre mamme che, a modo loro, vivono questa esperienza. E questo blog può essere un luogo per incontrarci e parlarne insieme, per raccontarci. BENVENUTO A CHI LEGGE.

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